Mohammed Lamsuni è nato a Casablanca (Marocco) nel 1950. A sedici anni pubblica le sue prime poesie e racconti.
Nel 1970 emigra in Francia dove lavora come operaio e studia lettere e psicologia a Tours. Nel 1982 è professore di francese al Liceo Taha Hussein nella sua città natale.
Scrive poesie, racconti e articoli su varie riviste letterarie, Ma i suoi scritti se, da una parte, conoscono un franco successo presso i lettori e la critica, attirano, dall'altra parte, anche l'attenzione delle autorità. Li trovano "un po' troppo critici". Presto Lamsuni è di nuovo costretto all'esilio.
Arrivato in Italia nel 1990, questo perfetto cittadino del mondo, anche se molto legato al popolo marocchino e alla "Nazione Araba"- infatti si dichiara "intellettuale Panarabista" - subito scende in lotta: manifestazioni per la sanatoria a favore dei "sans-papiers", con sciopero della fame che gli avrebbe lasciato segni indelebili sulla salute (diabete e problemi gravi al cuore), manifestazioni per la Palestina, per la Pace in Medioriente, sostegno ai senza-tetto. Lamsuni diventa molto presto un riferimento a Torino, a Porta Palazzo.
Come Pierre Bourdieux che definiva la sua sociologia "Sociologie de Combat", anche Lamsuni è un poeta-combattente. Non è un frequentatore dei salotti e degli incontri letterari, dove ci si galvanizza di buoni sentimenti e di dichiarazioni di guerre immaginarie ai mali dell'umanità, riempiendosi, nel frattempo, di salatini e di spumante. No. Il nostro "professore" frequenta i luoghi malfamati, dialoga con i strati più bassi delle società, con gli esclusi. Egli si vuole "rompiscatole e casinista, cuore malato e oppresso, il cuore del popolo dei lavavetri e dei vu'comprà, delle prostitute e dei minori sfruttati e di tutti quei lavoratori che non vogliono altro che vivere in pace". Denuncia le contraddizioni e le colpe delle amministrazioni ma non esita a lanciare in faccia anche agli esclusi le loro responsabilità. Condanna i ghetti auto-imposti, l'ignoranza sapientemente mantenuta dai centri culturali musulmani, l'ipocrisia religiosa, gli affari in nome della religione, della cultura, del sociale e dell'intercultura.
E' stato presidente dell'associazione italo-araba "La Fenice" e ha diretto la collana "Arabica" di Ponsinmor Editrice di Torino. Insieme al poeta torinese Dario Brucato aveva anche fondato una casa editrice, l'Avicenna Editrice.
Oggi vive a Moncalieri, nella periferia torinese ma frequenta quotidianamente Porta Palzzo, il suo primo amore.